Olio extravergine d’oliva: il nostro oro liquido

MAFALDA. In questo periodo dell’anno, nella nostra amata Mafalda, si vive e si respira un’istituzione, una tradizione, un piacevole obbligo. La raccolta delle olive, si sa, è diventata ormai un rituale, certamente faticoso, ma indubbiamente molto piacevole e in alcuni casi anche molto redditizio. Diciamo che la dimensione familiare di questo lavoro è quella che domina; non si riscontrano infatti, salvo casi sporadici, esempi di raccolta e coltivazione intensiva. Il tutto rimane un momento gioioso che riunisce (e con i ritmi dei nostri tempi questo è sempre più una rarità) l’intera famiglia intorno ad un albero, certamente per lavorare, ma anche per passare una piacevole giornata insieme in campagna. I metodi di raccolta li conosciamo tutti: dall’antica “panarella” che ospitava i frutti raccolti dalle mani ruvide e sapienti dei contadini di una volta, si è passati ai rastrelli ed infine ai mezzi meccanici come gli abbacchiatori e gli squotitori. I tempi sono diventati molto più rumorosi e veloci ma lo spirito, quasi ieratico, di questa vera e sentita tradizione non è mutato nel tempo, anzi deve essere rafforzato e tramandato attraverso le generazioni. Dai campi si passa poi nel luogo principe, in quel posto che, in questo periodo è quasi un tempio sacro: il frantoio. I metodi di spremitura, anche in questo caso, rispondono a diverse filosofie e sono cambiati nel corso del tempo: dalle famose presse dal sapore nostalgico, al ciclo continuo di estrazione con la centrifuga. Non pretendiamo certamente di avere in mano la possibilità di giudicare quale dei due sia il migliore ma vogliamo semplicemente, e farlo con forza, indirizzare la vostra attenzione sul prodotto finito. Senza mezzi termini: il nostro olio è unico al mondo. Non lo dico per campanilismo o per amore incondizionato nei confronti della nostra terra e dei suoi magici frutti, lo affermo perché è un dato di fatto, una realtà oggettiva che sta iniziando a farsi strada e che sta ottenendo, grazie al lavoro di qualche lungimirante imprenditore agricolo, il giusto riconoscimento ed il posto d’onore che merita. Certamente andrebbero fatti passi ulteriori, ed anche le istituzioni dovrebbero incentivare questo tipo di azioni partendo, ad esempio, dalla catalogazione dell’olivo “Gentile di Mafalda”, qualità autoctona e certamente di rango superiore rispetto alle dirette concorrenti. Per adesso assaporiamo, magari su una bruschetta calda, il gusto amaro e piccante dell’olio appena fatto ed “istighiamo” chi può ad adoperarsi per valorizzare ancor di più il nostro oro liquido.

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