Fedeli alla linea: la denuncia sullo stato delle strade interne continua!

MAFALDA. Restiamo fedeli al nostro pensiero e alla linea, tanto per usare una citazione cara ad ambienti della sinistra estrema. Siamo del parere che certe cose devono essere dette, anzi urlate ai quattro venti, per sperare che qualcosa si smuova e che venga fatto non per interessi particolari ma semplicemente per la nostra incolumità fisica. Andiamo al dunque, torniamo sulle strade ed iniziamo subito col botto. Non si contano più ormai i danni alle nostre automobili: siamo costretti a cambiare in media un braccetto all’anno solo per andare a lavoro; sono innumerevoli anche i disagi causati a ciclisti e motociclisti che devono rinunciare al proprio sacrosanto diritto di viaggiare perché la strada non è nelle condizioni di poter garantire la loro sicurezza. Le tasse giustamente devono essere pagate ma bisogna anche tener conto delle negligenze e del menefreghismo di chi dovrebbe occuparsene non per grazia ricevuta ma per il dovere ed il buon senso che la Costituzione impone. Voglio scendere nel dettaglio citando due esempi per capire di cosa si tratta. Punto numero uno: il ponte dell’uscita di Mafalda sulla fondovalle Trigno. Passeggiando lungo le sponde del fiume che divide la nostra regione dal vicino Abruzzo, proprio all’altezza dello svincolo, si può notare facilmente come i pilastri che, se la fisica non ci inganna, dovrebbero essere la base per la solidità di quel passaggio, siano stati corrosi dalla forza dell’acqua tanto da mostrare il ferro delle loro fondamenta alla luce del sole. Si sentono ripetere all’infinito ormai sempre le solite ed inutili filastrocche riguardo alla mancanza di fondi, ma almeno la manutenzione ordinaria dovrebbe essere svolta correttamente visto e considerato che non si tratta di una semplice strada interpoderale ma della principale via d’accesso ad un paese. Il degrado però non si ferma qui: parte proprio da quel ponte e corre lungo tutta la strada provinciale che per sette chilometri sale fino a Mafalda. Le testimonianze dei residenti sono agghiaccianti: buche rattoppate qua e là e alla bene e meglio, avvallamenti improvvisi, banchine stradali che non esistono più invase purtroppo dalla vegetazione che avanza e che impedisce il deflusso dell’acqua piovana in caso di pioggia, senza dimenticare nemmeno lo scenario da montagne russe che caratterizza la seconda via d’accesso al paese, ovvero la strada provinciale che collega Mafalda alla limitrofa Montenero di Bisaccia di cui abbiamo già parlato in precedenza. Punto numero due: il lotto “strada Castellelce”. Bisogna ripartire proprio da quel ponte. Invece di girare verso sinistra in direzione Mafalda, è necessario proseguire lungo il rettilineo. Lo scenario diventa a questo punto raccapricciante. Da quel progetto di collegamento tra la fondovalle Trigno e quella del Biferno, finanziato e rifinanziato nel corso degli anni, ribadito addirittura nel lontano duemilanove nel Protocollo d’intesa per la realizzazione della “Dorsale Marche-Abruzzo-Molise”, da quell’opera considerata di importanza strategica per le aree interne e addirittura anche per i comuni non direttamente interessati, si è giunti all’ennesima cattedrale nel deserto frequentata solo dai cacciatori e dalle loro prede, da qualche sporadico ed impavido contadino costretto a percorrerla o da quei pochi abitanti di Tavenna che per risparmiare qualche chilometro la utilizzano come scorciatoia per andare verso la costa. Anche qui buche, asfalto che non esiste più, rifiuti di ogni genere (amianto compreso fino a qualche mese fa), sterpaglie e tanto spreco di denaro pubblico. Insomma sarebbe inutile continuare con esempi di questo genere che nella piccola Mafalda come altrove purtroppo non mancano, ma è doveroso testimoniare (e perseverare nella testimonianza se sarà necessario) perché il tempo passa e i disagi crescono di pari passo al pericolo e alle proteste.

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