Che fine hanno fatto i quotidiani?

MAFALDA. Adoriamo le citazioni, questo si era capito negli articoli pubblicati in passato. Anche oggi vogliamo aprire il nostro dibattito con la frase di un grande pensatore e letterato del ‘900 italiano, tornato agli onori della cronaca poche settimane fa, a quarant’anni dalla sua misteriosa scomparsa. Afferma perentoriamente Pier Paolo Pasolini: “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura.” Leggere è un modo per crescere, leggere vuol dire saper camminare nel mondo, leggere vuol dire arricchirsi, lettura è sinonimo di informazione ed intelligenza. Da qualche tempo però, e qui torniamo nella nostra piccola realtà, a Mafalda è quasi impossibile leggere. Non vorremmo spaventarvi, i libri ci sono, c’è una biblioteca, quel che manca sono i giornali. Ma che fine hanno fatto? Chiedendo qualche informazione, siamo venuti a conoscenza del fatto che i quotidiani cartacei non arrivano più in paese. Motivo? La gente non li compra più. Ovviamente, noi per primi, dobbiamo essere grati al web che ci consente di parlare e sparlare a nostro piacimento, garantendoci de facto il diritto alla libertà di pensiero e parola sancito nell’articolo 21 della Costituzione, ma purtroppo siamo anche dei retrogradi nostalgici, amiamo la carta, amiamo toccarla, amiamo il suo profumo, amiamo sporcarci le mani con l’inchiostro fresco. Gli unici giornali cartacei che arrivano da queste parti sono frutto del certosino lavoro di alcuni diligenti baristi che si adoperano anche per questo, acquistando una copia e mettendola a disposizione dei clienti del locale. Certo è che l’informazione via web è molto più diretta veloce e globale, ma come farebbe un povero signore anziano, che non sa e non vuole adoperarsi con internet, ad informarsi? Qualcuno potrà dire che la TV non manca in nessuna casa. Questo è vero ma è anche vero che leggere ed informarsi sono diritti e che, al di là dei discorsi riguardanti i costi e i ricavi, dovrebbero essere garantiti, come la stessa possibilità di scegliere il mezzo attraverso cui farlo. A nostro avviso questa è una grave mancanza, è un lutto che pesa sulla nostra comunità, è un funerale al quale non avremmo mai voluto partecipare. Non ci piangiamo addosso però, siamo ottimisti e vogliamo anche aspettarci un inatteso ma sperato miracolo, magari una resurrezione, chissà.

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