Maledetta noia …

MAFALDA. Il vandalismo purtroppo è un problema che riguarda non solo la nostra piccola realtà ma la società in generale. Nel vocabolario della lingua italiana Treccani, il termine “Vandalo” ha due accezioni: una storica ed una sociale che, come spesso accade, è conseguenza e derivato della prima. Nel primo caso il sostantivo indica un soggetto “appartenente all’antica popolazione germanica dei Vandali, che nei paesi invasi perpetrarono stragi feroci e selvagge distruzioni”, nel secondo invece un  “individuo che, senza alcuna motivazione ma solo come manifestazione di violenza, per gusto perverso o per ignoranza, devasta e rovina beni e oggetti di valore, e soprattutto monumenti, opere d’arte”. Anche in questo caso la storia si ripete e diventa maestra. Ma lasciamo i discorsi generici, entriamo nel particolare ed esaminiamo il caso specifico. Il parco Colle Renazzo è il centro nevralgico della nostra stagione estiva. Un tempo era considerato un fiore all’occhiello da tutto il circondario. Era famoso per il nostro quindici di agosto e la festa dell’emigrante, ma ora, cambiati gli interessi dei turisti, considerando anche che le generazioni di coloro che tornavano in paese d’estate stanno pian piano scomparendo, la situazione è notevolmente mutata. Richiamare l’afflusso di gente che fino a qualche anno fa frequentava la zona, ad oggi, pare un’utopia; le difficoltà economiche sono palesi come è evidente la mancanza di attrattive rispetto alla fascia costiera. Questo però non deve giustificare la mancanza di rispetto nei confronti del luogo stesso. Si, avete capito bene, mancanza di rispetto. E non vogliamo essere scurrili utilizzando termini ancor più forti ma che calzerebbero a pennello. La fontana posta all’ingresso del parco è stato oggetto di atti vandalici, questo è evidente, e non siamo noi a doverlo constatare. Però è lecito chiedere a chi a commesso tale deturpamento i motivi. Vorremmo sapere dai vandali se è colpa di un eccessivo senso di appartenenza ad una corrente modernista che vuole cancellare il proprio passato anche in maniera visibile, oppure se la noia e la mancanza di vino sono salite talmente tanto in testa da annebbiare la loro vista e liberare i loro istinti animaleschi contro quella fontana. Questo è solo un piccolo ma significativo esempio di come il problema, in fondo, non sia di questa o quell’altra amministrazione e delle attenzione che riservano a questo luogo. Purtroppo il problema, in questo caso, è culturale e, fino a quando non si educheranno le future generazioni al rispetto e alla civiltà, non ci saranno soluzioni definitivamente risolutive. D’altronde Goethe non aveva poi sbagliato dicendo che “un uomo può sopportare qualsiasi cosa, eccetto una successione di giorni ordinari”, e la nostra bellezza consiste proprio in questo, essere tanto, forse troppo, ordinari.

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