L’orgoglio di essere ripaldese

MAFALDA. Lui è un uomo che trasmette un’energia smisurata. Quando lo incontri, lo trovi sempre col sorriso stampato in faccia, sempre pronto a darti una pacca sulla spalla e ad incoraggiarti. E’ una persona che trasmette ottimismo e voglia di vivere anche a chilometri di distanza e, anche qui nella sua amata Mafalda, tutti, ma proprio tutti lo conoscono, nonostante la sua residenza abituale sia quella in terra argentina. Fermino Mastrangelo, tiene al suo cognome e alla sua famiglia più di ogni altra cosa. È un uomo che si è costruito da sé, partito come tanti nostri concittadini nella metà degli anni cinquanta, ed è riuscito a realizzarsi oltreoceano. Non nasconde mai le sue umili origini, anzi ne fa motivo d’orgoglio personale. Fermino è un uomo che ama talmente tanto il nostro piccolo paesino da portare il suo nome in alto nel mondo. Al di là dell’affetto personale che ci lega, mi piacerebbe rendervi testimoni della sua storia perché è la storia che accomuna molti uomini che,come lui, hanno abbandonato queste terre per cercar fortuna lontano da casa, ma soprattutto perché, ogni volta che la racconta, i suoi occhi, i suoi gesti, la sua voce si rompono in un velo d’emozione mascherata che è di un fascino tremendo. Nel libro “Mar del Plata: patrimonio, creatividad y futuro“, edito dalla casa argentina editorial de arte, leggiamo: «Da bambino nel suo paese natale sognava di diventare un muratore perché non amava andare in campagna con suo padre che, dopo qualche titubanza iniziale, capì le sue esigenze e lo appoggiò nella sua scelta di vita. Ebbe la fortuna di avere anche un maestro che adorava il mestiere e che gli trasmise l’orgoglio di fare il muratore ed un profondo senso di appartenenza a questa categoria professionale. Nel 1957 partì verso l’Argentina e questo si trasformò nel luogo in cui i suoi sogni divennero realtà. In principio iniziò a lavorare con diverse imprese edili come dipendente ma successivamente, per colpa di una crisi economica, si trovò senza lavoro e cominciò a pensare di mettersi per conto proprio. Il suo desiderio più grande era diventare indipendente. Nel 1959, mentre trascorreva il tempo con lavori di poca importanza, un amico della famiglia Mastrangelo, un membro della famiglia Di Iulio, gli propose di costruire casa per lui e per tutta la sua famiglia. Fermino accettò l’incarico. Condivise il lavoro con un altro emigrante, mafaldese come lui, Romano Petrella che fortunatamente era, proprio come Fermino, un muratore. Quando l’economia iniziò a riprendersi con l’industria, aumentarono anche le richieste di nuovi edifici da costruire e Fermino fu costretto ad assumere sempre più operai per rispondere alla domanda di lavoro. In questo modo, nel 1961, anche suo padre Emilio decise di collaborare con il figlio e si unì alla squadra. All’inizio del 1963, la collaborazione con Petrella terminò in maniera pacifica e Fermino, d’accordo con la propria famiglia, decise di proseguire il cammino da solo. Dinanzi a questa nuova prospettiva, trovò l’aiuto e l’appoggio di suo fratello Antonio e fu in questo modo che nacque la società familiare dei fratelli Mastrangelo che successivamente diventerà l’impresa “Ripalda”. Un ulteriore passo arriva nel 1969 quando venne terminato il primo edificio in pianta orizzontale: una pianta bassa e quattro piani, miracolo di abilità, destrezza, conoscenze e coraggio dei fratelli Mastrangelo. Senza un ritorno finanziario concreto, Fermino iniziò addirittura la costruzione dell’edificio “Ripalda 1”. Per questo progetto cercò ed ottenne la collaborazione, che successivamente si rivelerà decisiva, con l’impresa “Gonzàlez y Riffel” e del suo responsabile Juan Zacarìas Gonzàlez. Ricorda con ferma emozione Fermino: “Sono molto soddisfatto per il percorso di vita che abbiamo intrapreso negli anni, per i riconoscimenti che abbiamo ricevuto dalla società e dal mercato, perché tutto è stato fatto con amore, molte volte andando anche oltre il semplice interesse economico, perché questo è il vero significato di essere un muratore per vocazione. La vita mi ha dato tutto. Niente sarebbe stato possibile senza l’aiuto e l’appoggio di tutta la mia famiglia. Il tutto grazie ad una madre ed un padre esemplari e ad un fratello che seppe coniugare il suo essere adolescente con lo sforzo di capire il mio messaggio. Tutto questo però fu possibile soprattutto grazie alla mia compagna di vita, a quella emigrante di diciassette anni, Marisa De Risio, che seppe condurre e accompagnare la famiglia intera con tenacia e amore”». Questa è una storia come tante ma è sicuramente un esempio di umiltà, caparbietà, sacrificio e dei frutti che queste qualità donano a chi sa coltivarle. Fermino però è anche il simbolo di un attaccamento morboso alla sua terra natia e alla sua famiglia che lo porta a pieno titolo tra i più grandi figli della nostra Mafalda nel mondo.

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