Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano

MAFALDA. Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Ebbene si, non si sta parlando di una nota canzone di Antonello Venditti, ma sono le parole più adatte per descrivere un lungo rapporto di amore ed odio tra il comune di Mafalda e la società Dafin s.p.a. Mettiamo da parte l’ironia, che non guasta mai, facciamo un passo indietro di qualche anno e cerchiamo di ripercorrere le fasi salienti di una vicenda nota da tempo ma che, visto l’inesorabile trascorrere del tempo e la memoria corta, rischia di essere dimenticata. Torniamo indietro di dieci anni, nel 2005, quando il Comune, in vista della realizzazione del “Progetto Mafalda” invitò e persuase la società a costruire sul proprio territorio una centrale termica a biomasse. Esattamente tre anni dopo, quando tutte le pratiche burocratiche erano state segretamente messe in moto, fu stilata una convenzione tra l’ente pubblico e la società che prevedeva una lunga serie di impegni per entrambi i contraenti tra i quali i provvedimenti necessari alla realizzazione e alla gestione dell’ impianto. A fronte delle promesse fatte, la società si obbligò a pagare a titolo corrispettivo una somma di circa 500mila euro in più rate. Frattanto, nei primi mesi del 2009, i provvedimenti adottati dal Comune furono impugnati dinanzi al Tar Molise e, dopo una lunga campagna elettorale vinta dall’opposizione uscente, il nuovo sindaco Riccioni e la sua amministrazione cambiarono rotta e si opposero fermamente alla realizzazione dell’impianto. La risposta del tribunale amministrativo fu duplice: da un lato annullò la determina dirigenziale di rilascio dell’autorizzazione unica emessa dalla regione Molise e dall’altro, dopo una lunga disamina, dichiarò radicalmente nulla la convenzione tra la società ed il comune di Mafalda specificando che “Non è chiaro cosa conceda il Comune alla società, né cosa la società corrisponda in cambio al Comune”. Il parere poi fu confermato nuovamente nella sentenza del Consiglio di Stato presso il quale era stato presentato ricorso. Ed è in questo preciso istante che torniamo al presente perché, a distanza di anni, la società Dafin s.p.a. torna all’attacco citando il Comune ed il sindaco pro-tempore presso il tribunale di Larino chiedendo la somma di 456mila euro come risarcimento danni, guarda caso un importo molto simile a quello versato all’atto della stipula della convenzione dichiarata nulla per i motivi enucleati in precedenza. Ovviamente di questa vicenda si è pubblicamente discusso anche nello scorso consiglio comunale. Dopo il parere del consigliere Montano per il quale la soluzione migliore sarebbe quella di trovare un concordato con la società che permetta al comune di restituire la somma tramite un piano di rientro, arriva la replica del sindaco Riccioni. «Non dobbiamo restituire nulla – dichiara – tranne la somma prevista dalla legge 10 del 1977 sull’urbanistica meglio conosciuta come Bucalossi. Una somma così elevata minerebbe la stabilità finanziaria dell’ente comune e se ci dovessero condannare alla restituzione, faremo delle riserve patrimoniali nei confronti di chi ha sperperato con tanta leggerezza quei soldi. Infatti è lecito chiedersi come e da chi è stata spesa la gran parte di quella somma di denaro». Insomma l’orizzonte del cielo di Mafalda è tutto tranne che sereno: una nuova battaglia legale è appena iniziata e la guerra in corso ormai da sette lunghi anni pare non avere un armistizio vicino.

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