Perché, perché, perché … ORA BASTA!

MAFALDA.“Vox clamantis in deserto” diceva l’incipit del vangelo di Marco. La voce di uno che grida nel deserto però non è quella del Battista, è la voce di un intero popolo che si leva contro istituzioni dormienti e negligenti. Quando accadono calamità come quelle della notte scorsa, le preghiere sono molte come tante sono anche le domande. Prima di tutto ci chiediamo “Perché” e speriamo che questo perché risuoni all’infinito e giunga alle orecchie dei responsabili. Perché bisogna aspettare che un torrente o un fiume esondi? Perché bisogna mandare in tilt il traffico? Perché bisogna aspettare che le strade diventino fiumi di melma e fango? Perché bisogna aspettare che cada un ponte? Perché, perché e di nuovo perché. Ora basta! Ora basta perché la pazienza è finita e non vorremmo aspettare che, come si dice in gergo, “ci scappi il morto”, e stavolta ci siamo andati veramente vicino. La nostra Mafalda oggi ha rischiato seriamente l’isolamento. Dall’ingresso verso Montenero di Bisaccia e Tavenna troviamo la provinciale piena di acqua, detriti, fango e pietre. La situazione arriva all’assurdo quando un tratto di strada vicino la fontana del “Truccacchio”, restaurato in piena estate, diventa una vasca di fango. Tanto di cappello ai progettisti e a chi ha speso fior fior di quattrini inutilmente! Situazione non diversa dall’altra parte. Il bivio tra Mafalda e San Felice del Molise è un lago; gli unici mezzi ammessi sono motoscafi, pescherecci o, se si vogliono bruciare i tempi, ci sono gli elicotteri. Per fortuna che la tanto discussa “scorciatoia” di contrada “Pianette” ci permette di giungere all’imbocco della fondovalle Trigno e su quel maledetto ponte. Eh già quel ponte che tanto avevamo declamato qualche settimana fa. Quel ponte che con la secca mostra i pilastri di cemento marcio fuori dalla terra di un paio di metri, che sfoggia il ferro delle armature all’aria come il suo nuovo look all’ultima moda. Non siamo dei tecnici, ma siamo preoccupati. La nostra colpa è quella di aver taciuto fin ora, e per questo chiediamo di farci eco. Chi deve vedere, chi deve ascoltare, chi dovrebbe agire, deve avere i nostri disagi, i nostri danni, i nostri soldi spesi per rimediare alla bene e meglio, il nostro grido di denuncia stampato in faccia, nelle orecchie e sulla scrivania. Le scuse non bastano più, non serve più illudere la gente che abita in queste zone con promesse sterili e stratagemmi senza senso come la mancanza di fondi. Un amministratore bravo si riconosce quando questi maledetti fondi li riesce a trovare, e non quando parla da un palco in un comizio durante la campagna elettorale! Chi di dovere deve agire per non mettere in repentaglio la vita di tutte quelle persone che su queste strade viaggiano ogni giorno. Ripetiamo e ribadiamo che non siamo dei tecnici e pertanto non ci permettiamo di giudicare, ma le negligenze sono sotto gli occhi di tutti e non ci resta che palesarle. Crediamo che se fossero state pulite le cunette delle strade quando bisognava farlo, un buon cinquanta per cento di questi disagi sarebbero stati elusi. Invece non solo le banchine sono sporche e di conseguenza l’acqua scorre sul manto stradale che diventa simile ad una grattugia, ma per di più, nemmeno la manutenzione ordinaria, come la pulizia degli arbusti ai lati, è stata effettuata. Ma giustamente come si possono vedere certe cose restando seduti dietro ad una scrivania lontana una ottantina di chilometri? Pensare inoltre che la situazione nei comuni limitrofi è la stessa o addirittura peggiore ci fa rabbrividire. I problemi però non sono tutti dovuti ai responsabili amministrativi ma è anche una questione di cultura. Giusto per fare un esempio, vi rivolgiamo una domanda. Quanti di voi sono a conoscenza di una balorda abitudine di qualche contadino testardo e svogliato che per non far defluire le acque piovane nel proprio campo, ottura i tombini ed i canali di scolo? Ma lasciamo stare. Adesso la prima cosa di cui abbiamo bisogno è un passo deciso verso la civiltà ed il buon senso, perché la nostra voce deve pesare sulla coscienza di coloro che vedono le nostre teste come un voto e non come un cervello umano.

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2 pensieri su “Perché, perché, perché … ORA BASTA!

    • L’uomo deve fare un passo indietro, l’uomo deve prendere una buona volta coscienza di essere su un territorio che ha le sue fragilità e le sue leggi e che egli deve collocarsi su di esso non in contrapposizione, ma in armonia con quelle leggi.

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