Anche il Molise nella penisola avvelenata

MAFALDA. Leggiamo un dossier del giornalista Gianni Lannes sui tumori in  Italia e scopriamo, quasi stupiti, che una delle zone dove la relazione tra inquinamento eccessivo ed incidenza è più alta è praticamente davanti ai nostri occhi. Tra le diverse città e regioni della penisola indicate sulla cartina, il nostro piccolo Molise non fa eccezione: ecco la freccia che ci porta sulla prime pagine dei giornali nazionali, ecco la freccia che non avremmo mai voluto vedere, ecco la freccia che indica clamorosamente il nome delle vicine Termoli e Guglionesi. Ma facciamo un passo alla volta e e cerchiamo di spiegare l’intento dell’inchiesta di Lannes. Sono quarantaquattro le aree del paese inquinate oltre ogni limite di legge. Corrispondenze dalla lontana Cina? No, nulla di tutto questo. È la realtà, la nostra realtà che dice a chiare lettere, con tanto di dati scientifici alla mano, che nelle aree indicate il numero dei tumori è aumentato del 90% negli ultimi dieci anni e che la mortalità aumenta di pari passo con il crescere del livello d’inquinamento. Sono sei milioni di persone quelle considerate a forte rischio e sono sempre maggiori i casi di cancro alla tiroide e alla mammella che possono essere innescati da metalli pesanti e ioni radioattivi. Nonostante questo, la burocrazia non aiuta e le bonifiche promesse restano un lontana chimera. Nella nostra regione il registro tumori purtroppo è soltanto una conquista recente, è stata un miraggio fino all’inizio dello scorso anno, spesso un motivo di litigio e di contesa tra le diverse fazioni politiche. Intanto però si preferisce glissare il problema, nonostante le voci, nonostante la puzza che arriva a destra e manca quando gira il vento (a buon intenditor poche parole), nonostante la gente continui a respirare metallo e a combattere quotidianamente con unghie e denti contro quel demonio col nome di cancro.

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