Viaggio attraverso il pranzo di Natale

MAFALDA. La prima parte di queste feste natalizie sta giungendo al termine. Ieri e oggi infatti sono state giornate in cui gli avanzi delle abbuffate dei giorni precedenti hanno dominato la scena sulle nostre tavole. I più moralisti saranno sempre i primi a chiedersi se tutta questa abbondanza, se tutto questo ben di Dio (è proprio il caso di dirlo) sia o meno un eccesso o un modo di esagerare alla faccia di chi, impedito da qualsivoglia causa ostativa, non può usufruirne. Ma noi la pensiamo diversamente, non perché siamo insensibili dinanzi a certe problematiche, ma le tradizioni sono tradizioni, si tramandano di generazione in generazione e vanno rigorosamente rispettate. Allora mi sembra doveroso viaggiare sulle nostre tavole, passare tra cucchiai, forchette e coltelli e vedere di cosa si compone il folclore culinario e natalizio mafaldese. Chi tra di voi non ha iniziato il pranzo con un bel brodo di gallina nel quale galleggiavano le “palluttell” e la pizza verde? Ebbene questo è un piatto che ci arriva direttamente dalle tavole dei nostri nonni. Semplice, umile ma gustoso, era considerata la pietanza del giorno di festa perché veniva preparato con la carne di gallina, reputata, fino a pochi decenni fa, un piatto nobile che non apparteneva alla quotidianità contadina. Questa viene lessata in acqua con l’aggiunta di qualche goccia d’olio e spezie varie. Il brodo che se ne ricava, dopo essere stato filtrato, va ad insaporire la pizza verde (cubetti di un impasto fatto con uova, prezzemolo e diverse quantità di formaggio) e le palline di macinato di vitello lessate a parte. Ovviamente, dopo il cucchiaio, venivano e vengono impugnate forchetta e coltello per mangiare la carne. Se ben cotta, questa è una prelibatezza unica, si scioglie sulla lingua e, stimolando ancor di più le papille gustative, prepara la strada al piatto principe del menu: le lasagne. Il loro profumo è avvolgente ed il loro sapore una semplice esplosione di bontà in cui il ragù e le diverse (ognuno le cucina con il proprio segreto) pietanze messe tra gli strati di pasta per dare sapore si fondono in un connubio gustativo che non ha pari. Infine, proprio come tradizione vuole, è il turno dell’agnello, arrosto o al forno, accompagnato con le patate e con qualche ciuffetto d’insalata. A questo punto, magari dopo un po’ di frutta fresca ed un buon caffè, non resta che scegliere, perché le strade sono due: o l’abbiocco o un digestivo.

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