La stoppa e gli altri giochi natalizi

MAFALDA. Questa settimana di passaggio tra le festività natalizie ed il grande cenone di fine anno sono considerate le giornate ideali per riunirsi con amici e parenti, magari dopo cena e vicino ad un bel fuoco acceso, e giocare a carte. Il gioco infatti di questi periodi è considerato un classico, una vera e propria tradizione, un passaggio quasi obbligatorio perché non ci sono feste di Natale senza una bella partita a carte o alla classicissima tombola. La scelta del gioco dipende, oltre che dai gusti personali di ognuno, dal numero di persone partecipanti che più aumenta e più restringe il campo di scelta. Quando i concorrenti sono molti non resta che optare per un bel “sette e mezzo” in cui bisogna sfidare, ovviamente puntando del denaro, il mazziere di turno cercando di ottenere il punteggio più alto che varia da uno ad un massimo di sette e mezzo. Altro gioco molto popolare è sicuramente “Il mercante in fiera”, che si pratica con un mazzo di carte particolari (può essere riadattato anche utilizzando un doppio mazzo di carte napoletane) e lo scopo è quello della contrattazione al fine di ottenere i premi in palio nascosti sotto le ultime carte poste al centro del tavolo già dall’inizio del baratto. Quando il numero delle persone inizia a restringersi il campo invece si allarga. Senza ombra di dubbio, il numero perfetto per una bella serata di gioco è sicuramente il cinque. Questo infatti è il numero aureo per un altro classico dell’azzardo nostrano: la stoppa. Molto simile al più famoso poker, il gioco si basa su una vera e propria scommessa. Leggiamo da wikipedia: «Si gioca con un mazzo di 40 carte a figure, completo o incompleto in relazione al numero di giocatori, che varia da 3 a 6; la partita ideale è in 4 o 5. Giocando in 3 va eliminato dal mazzo un Re a scelta tra i semi, e tutti i Re se si gioca in 6. Per la prima smazzata, si sorteggia il mazziere (ad esempio distribuendo tutte le carte scoperte fino all’assegnazione dell’asso di denari), per le successive il ruolo di mazziere viene assunto a turno da tutti i giocatori, seguendo il senso antiorario. Come prima operazione, ogni giocatore pone al centro del tavolo (in un contenitore reale o immaginario, chiamato piatto) una tassa obbligatoria, che viene concordata in precedenza, chiamata “misera”, oppure “punto” e “beccata”. Il punto è costituito da un maggior valore e si chiama così perché lo si disputa alla fine con tutte le carte; la beccata è costituita da un valore simbolico inferiore (di solito il minimo puntabile) e la si disputa mano per mano, esempio se ogni giocatore punta 6, il punto è 5 la beccata è 1. A questo punto il mazziere mescola le carte, le fa “tagliare” dal vicino di sinistra (che, volendo, può rinunciare al taglio dicendo “alla fiducia!” e/o bussando sul tavolo o sul mazzo) e ne distribuisce tre ad ognuno dei giocatori, con ultimo sé stesso, una alla volta, coperte, in senso antiorario». Considerando poi il punteggio delle carte, equivalente a quello per il conteggio della primiera della scopa, inizia la vera e propria scommessa tra puntate e rilanci. Infine arriva la fase detta della “stoppata” dalla quale prende il nome tutto il gioco: «Una volta conclusa la fase del punto grosso, inizia la fase finale del gioco: chi è di mano butta sul tavolo una carta e continua a metterne sopra delle altre, una alla volta, in ordine crescente. Non è fondamentale iniziare la stoppata con la carta più bassa, il giocatore si riserva di iniziare la stoppata con la carta che più gli conviene per terminare per primo la stoppata, indipendentemente dal seme e dal punteggio, fino ad arrivare al Re. A questo punto può aprire un’altra sequenza da una carta qualsiasi. Quando il giocatore di mano non ha altre carte da eliminare, il turno passa al giocatore successivo (sempre seguendo il senso antiorario) che deve continuare la sequenza già iniziata fino a cercare di chiuderla con un Re, per poi aprire a sua volta un’altra sequenza […] Il primo che esaurisce tutte le carte “stoppa”, oppure meglio fa “la stoppata”, e tutti gli altri devono versargli la misera fissata per le altre fasi, per ogni 2 (o 3) carte che hanno ancora in mano. Nel caso le carte in mano siano dispari, quella “in più” non viene pagata ed il pagante dice al pagato “strush’t”, “pulisciti” che comicamente sta ad indicare “non ti pago ma puoi usare questa carta per pulirti”. Può anche capitare che un giocatore esaurisca tutte le carte al primo turno: in questo caso si parla di “stoppata di mano” o anche di “stoppa filante”. A questo punto il gioco finisce, il mazziere diviene chi era di mano e si ricomincia da capo fino a terminare il giro dei mazzieri». In conclusione, lo spirito di questi giochi, considerati quasi tutti d’azzardo, non è quello del profitto nudo e crudo ma semplicemente quello ludico, scherzoso e piacevole di una serata natalizia tra amici e parenti.

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