La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte

MAFALDA. “La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte” recitava una filastrocca che ascoltavamo tutti da piccoli. Il risveglio della mattina del sei gennaio è sempre particolare, legato ad un giudizio che oscilla tra dolci e carbone, tra buono o cattivo ma che finisce sempre col sorriso sulla bocca di ogni bambino. Che fascino hanno quelle calze colorate appese davanti al camino, che gioia nello scoprire la loro presenza e che frenesia nell’aprirle e vedere quali delizie vi sono nascoste! Il giorno della Befana è questo, è una festa di letizia che chiude il periodo più gioioso dell’anno: quello del Natale. Profondo è anche il significato che la tradizione cattolica gli attribuisce: Epifania, che deriva dal greco “επι-φαινω”, vuol dire “manifestazione”, ovvero rivelazione della divinità di Gesù Bambino dinanzi ai Magi giunti nella piccola Betlemme per adorarlo portando in dono oro, incenso e mirra. Questo giorno però è anche tradizione, un insieme di rituali caratteristici che si tramandano da generazioni. Proprio in questa ricorrenza speciale, fondamentale per la cultura cristiano-cattolica, non è raro sentire i nostri nonni scambiarsi gli auguri di “Buona Pasqua”. I più scettici si chiederanno il perché di questo gesto così insolito proprio al ridosso del Natale appena trascorso. Il motivo ovviamente è anche in questo caso di matrice religiosa: infatti, durante la celebrazione della messa dell’Epifania vengono annunciati i giorni più importanti del calendario cristiano, a partire dalla stessa Pasqua e finendo con la prima domenica d’avvento. Ma non solo. Da tempi immemori infatti si trasmette l’usanza, nella notte tra il cinque ed il sei gennaio, di cantare “il canto della pasquetta”, proprio in segno dell’annunciazione del giorno della Resurrezione del Signore, il quale intonava le seguenti parole: “Noi veniamo in questa sera/ con la nuova più che viene/ domattina è la Pasquetta/ e sia santa e benedetta”.

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